La
Caduta degli Dei
Ovvero:
il Sogno della Rigenerazione o dell'Iniezione Magica.
Appunti
di viaggio dal 6th Forum Europeo delle Neuroscienze, Ginevra 12-16 luglio
2008, a cura
di Giuliano Taccola.
Mi trovavo in una ampia sala gremita, con persone sedute per terra e
lungo i corridoi. Un rumore di sottofondo di fogli di block notes girati
freneticamente, le biro, estratti i cappucci, pronte per non perdere
nemmeno una parola della lettura magistrale del guru mondiale della
rigenerazione delle fibre spinali interrotte da una lesione.
La sua fama è stata sostenuta da numerose pubblicazioni che sono
state accolte sempre molto favorevolmente sulle più prestigiose
riviste scientifiche, per lo più americane. Gli ingenti finanziamenti
che ha saputo attrarre per sostenere le ricerche del suo laboratorio
inglese hanno raggiunto cifre record. La notorietà è stata
poi indubbiamente alimentata dalla sua cordiale disponibilità,
dai suoi frequenti interventi pubblici e dall'enorme risonanza che gli
hanno dato i forum web di discussione tra i lesionati midollari di tutto
il mondo.
Avendolo ascoltato poche settimane prima a Montreal, la mia aspettativa
si era molto ridimensionata, anche se - non nascondo - una qualche emozione
me la dava vederlo salire sul palco, estrarre gli occhiali dalla custodia,
collaudare rapidamente il puntatore al laser e quindi avviare la sua
presentazione, il titolo del suo intervento proiettato sullo schermo,
con gesti ponderati ed esperti e con la tranquilla consapevolezza di
chi ha atteso un consesso tanto prestigioso per sfoderare qualche colpo
ad effetto.
E invece... già dopo le prime slides sono stato sopraffatto dal
disagio che accompagna la delusione, il frantumarsi di un sogno. Il
tutto reso ancor più gelido dall'aria condizionata regolata ad
una temperatura siberiana. Mi ero ripromesso di avvicinarmi all'evento
con lo spirito e l'entusiasmo che ricordavo in me solo 10 anni fa, prima
che la voglia di saperne di più mi rendesse consapevole che la
questione non era così semplice come volevano comunicarci.
Sto parlando del sogno della rigenerazione: l'iniezione magica che con
pochi giorni di ricovero mi avrebbe permesso di rialzarmi da quel letto
di ospedale come non fosse successo nulla nel frattempo, per riacquistare
tutte le facoltà interrotte dal trauma e ritrovarmi accanto tutto
come lo avevo lasciato, rimasto lì ad aspettarmi, mummificato
in attesa di un mio risveglio. Invece seguivo i primi passaggi, per
nulla sbalorditivi, della lezione con la consapevolezza che mi veniva
dall'aver visto svanire anche gli ultimi brandelli di quella illusione.
Il guru dell'iniezione miracolosa stava parlando di neuroriabilitazione,
dell'importanza di un lungo ciclo di esercizi quotidiani per ottenere,
negli esperimenti più fortunati condotti su ratti e topi, una
ricrescita delle fibre interrotte 'che può' arrivare anche a
due centimetri. Dieci anni per due soli centimetri, ho pensato cinico
E
quindi di seguito, come a rispondere al mio scetticismo, rilanciava
dicendo che due centimetri possono sembrare pochi ma "potrebbero
cambiare la vita e l'autonomia di un mieloleso che, dalla quarta vertebra
cervicale, vedesse scendere il proprio livello di lesione di 1-2 segmenti
spinali".
La lucida analisi del ricercatore mi ha portato a riflettere serenamente
sui risultati mostrati: 'D'accordo sono risultati preliminari di esperimenti
condotti solo su animali, da confermare e riprodurre, ma sarebbe comunque
un buon risultato'
Un buon risultato se solo non giungesse dopo
10 anni di servizi sensazionalistici dei TG nazionali, dopo anni di
irrealistiche previsioni annunciate dalle riviste scientifiche, dopo
un interminabile calendario di scadenze puntualmente mancate, in un'estenuante
rincorsa al sogno della rigenerazione che solo una cieca fede nella
guarigione poteva sostenere.
Dove sono finite le aspettative miracolose alimentate con colpevole
entusiasmo dall'intera comunità scientifica e dalla stampa mondiale?
"No, non applaudo" ho pensato al termine. In fondo sono in
credito di applausi per tutti quelli che ho già profuso per promesse
ancora lontane da realizzarsi
.
Dopo di lui, a rincarare la dose, un altro inconsapevole carnefice,
lo scopritore del gene Nogo: la crudele informazione genetica che portiamo
dentro di noi dalla nascita e che veniva indicata come il principale
ostacolo alla mancata rigenerazione delle fibre lesionate. Da qui l'idea
che bastasse toglierlo di mezzo, con un semplice anticorpo, per permettere
agli assoni di ripararsi, di ricrescere come prima
Erano i primi mesi del 1997, mi sono tornati in mente quei giorni e
l'ampio servizio televisivo. Non avendo ancora grande familiarità
con l'inglese scientifico, avevo chiesto l'aiuto di un amico per tradurre
quell'articolo di Science ordinato in edicola: lo avevo tra le mani
con la sensazione di impugnare il mio futuro, avvicinandolo al viso
per annusare meglio l'inebriante sentore di stampa. Il profumo della
speranza aveva assunto un pungente retrogusto di piombo.
Anche questo oratore adesso stava riacutizzando le mie ferite, fingendo
entusiasmo nel presentare i modesti ma significativi (ci teneva a sottolinearlo
scandendo quest'ultima parola con enfasi compiaciuta) effetti dell'anticorpo
nell'alleviare gli spasmi muscolari del ratto paraplegico. Mi guardavo
intorno incredulo, per nulla incline ad uniformarmi all'ammirato stupore
disegnato sui visi dell'uditorio.
La Medicina con la M maiuscola, quella che avrebbe ricucito le mie ferite,
guarito il Tutto, ora mi veniva proposta per contrastare una, per quanto
fastidiosa e disabilitante, complicazione secondaria? Basta! Ho sbottato
tra me, ma non sarebbe più onesto ripartire almeno da una analisi
critica e riconoscere pubblicamente che la Rigenerazione ha tradito
l'entusiasmo sollevato (e forse colpevolmente cavalcato anche se nel
pur giustissimo tentativo di racimolare fondi ed attenzione verso il
problema delle lesioni midollari)?
Attribuiamo a quel periodo storico il merito di averci insegnato che
può esistere una cura, ma risvegliamoci più maturi e consapevoli
verso quanti ci vogliono convincere oggi che una nuova iniezione miracolosa
risolverà tutti i nostri problemi.
Cosa possiamo sperare
di ottenere se ancora non sappiamo cosa è successo nei primi
istanti a partire dal trauma, se non conosciamo il motivo della totale
assenza di risposte che ci dicevano essere dovuta allo shock spinale,
seguita solo poco tempo dopo da esagerati e involontari riflessi che
ci indicavano con il termine di spasmi? Ed ancora: In che condizioni
si trova ora il nostro midollo spinale? Come si è modificata
la composizione e l'organizzazione del resto del midollo spinale rimasto
scollegato per tanto tempo dai centri cerebrali? Ha trascinato con sé,
nella rovina, anche parte di quello che stava sopra la lesione? Oppure
c'è ancora qualcosa lì sotto che, se solo risvegliato,
ci potrebbe aiutare a vivere meglio?
Ecco, forse, prima di infiammarmi per il prossimo annuncio di una sensazionale
soluzione del problema, vorrei trovare risposta a queste domande, perché,
come ripeteva il mio Professore di Neuoroscienze durante le sue lezioni,
non si può pensare di riparare un orologio senza sapere come
è fatto, come funziona.
(a cura di Giuliano Taccola)
Questo articolo
è precedentemente apparso sul bimestrale "El Cochecito"
numero 22, agosto 2008, e viene qui pubblicato per gentile concessione
della stessa testata.
01.09.2008